LETTERA APERTA A PALLOTTA

Caro Presidente mi piacerebbe scambiare due parole con Lei, mi piacerebbe farLe capire cosa è la Roma per un romano e romanista. Mi piacerebbe farLe capire la nostra Storia, forse chi sta in giacca e cravatta non c’è mai riuscito oppure non sa nulla, oppure, e sarebbe peggio, ha omesso per scopi personali. Il tifoso romanista “vive” la Sua Roma come vivrebbe la sua amata, la coccola, la rispetta, l’adora, la difende. Non ci sono altre oltre a Lei. La segue ovunque con il sole e con la tempesta, fa sacrifici economici per tifare, litiga con moglie, figli e famiglia per andare allo stadio la domenica. Compra un giornale o una rivista soltanto perché vede un bel titolo riguardante questa squadra, stropiccia il suo naso addosso ad una vetrina di un Roma Store per vedere gli ultimi arrivi, spesso entra e acquista ma spesso si mette la mano in tasca ed esclama….. : “ Bello, ma non lo posso comprare altrimenti non ho i soldi per il biglietto dello stadio…” Si allontana da quella vetrina con il magone in gola, come se avesse avuto un invito da una bella mora ma è consapevole che la mattina per un “fioretto” si è imbottito di Bromuro. Abbiamo tifato per formazioni al limite della decenza, abbiamo tifato per formazioni senza capo e ne coda, abbiamo tifato per personaggi che non sapevano neanche cosa fosse un pallone, abbiamo tifato per i raccattapalle dello stadio quando con la Roma in svantaggio si sbrigavano nel rimettere la palla in campo. Abbiamo tifato e tiferemo ancora, ma mi creda caro Presidente quello che ci stanno facendo è troppo e rasenta la persecuzione di una passione, veramente troppo. Domenica passando vicino allo stadio ho visto un reparto di Polizia schierato addirittura con i camion idranti e mi chiedevo contro quali criminali si dovessero difendere, contro quale manifestazione violenta dovessero combattere. Mi sono guardato intorno ma vedevo solo visi gioiosi con le sciarpe giallorosse al collo, solo ragazzi con la bandieretta in mano. Questi sono i violenti contro cui sferrare l’attacco ? No caro Presidente hanno sbagliato bersaglio, hanno sbagliato tutto. E’ come dire che per combattere un virus in un organismo si debba uccidere l’intero corpo, è come dire che per distruggere i terroristi si debba radere al suolo l’intero oriente, mi creda caro Presidente non credo che questa sia la soluzione. Vedere quella curva sud mezza vuota fa male, vedere quella curva senza bandiere è come vedere la bandiera americana senza stelle, è come vedere una Ferrari con il motore di una Fiat 500, è come vedere il quadro della Gioconda che piange, è come vedere la torre di Pisa bella dritta, è come vedere il Colosseo con le tapparelle. La curva più bella del mondo, la curva che faceva restare a bocca aperta gli avversari, la curva che incuteva timore, la curva che il mondo tremare fa, la curva che stava in piedi tutta la partita con i suoi incessanti cori, la curva che sprigionava calore, gioia, passione. Dove diavolo è finita ? Stiamo su scherzi a parte ? C’è stata un’epidemia o cosa ? No, c’è stato solo qualcuno che, ledendo anche il principio basilare della democrazia, ha deciso che non doveva più esistere, c’è stato qualcuno che ha deciso che a Roma e solo a Roma non si tifa, ha deciso che bisogna andare allo stadio in giacca e cravatta, ha deciso che non si puo urlare e sostenere la propria passione, che ha deciso che per urinare ci si debba portare il secchiello da casa perché i bagni sono sigillati, ha deciso che bisogna mettersi seduti su seggiolini pieni di escrementi di piccione, ha deciso che non si può più abbracciare un fratello giallorosso perché c’è un vetro che ci separa. Se fossi in Lei caro Presidente la prossima volta che tornerà a Roma si faccia una passeggiata allo stadio da solo, entri in quella curva, si guardi intorno, respiri quell’aria che sa di Storia, si metta seduto in un qualsiasi posto e sentirà il sangue che scorre veloce nelle vene, sentirà un calore immenso, sentirà la Roma dentro di se. Poi scenda qualche scalino e provi a vedere se vede il campo di gioco, provi a vedere se capisce dove sta l’altra porta, provi a capire dove sta il centro del campo. Ci provi caro Presidente e mi faccia sapere. Io se fossi in Lei dopo questa prova chiamerei a rapporto i responsabili alla biglietteria e ordinerei che tutti quei ragazzi che occupano quel posto vengano rimborsati del costo dell’abbonamento e gli darei una maglia ciascuno autografata dal nostro Capitano con un biglietto di scuse. Lo faccia caro Presidente e forse quello sarebbe un segnale forte di chi capisce, di chi capisce che ci sono stati errori, che ci sono state negligenze, che c’è stata approssimazione e menefreghismo, capisce che un tifoso deve “sgambettare” per la curva cercando di vedere qualcosa altrimenti gli raccontano la partita gli amici in tribuna. Prenda in mano veramente il bastone del comando, e se veramente serve con quel bastone indichi la strada. La nostra strada già la conosciamo, è scritta nella notte dei tempi, è la nostra Storia, la Storia di Roma.

FORZA ROMA  presidente, SEMPRE FORZA ROMA

Edoardo (alias fedegiallorossa)

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