CONSACRAZIONE DEFINITIVA ?

È arrivato a Roma per colmare un’esigenza che la Roma si trascinava da anni, quella di aver un bomber da oltre 20 anni a stagione. Esigenza che la Roma, negli anni del dopo Batistuta, aveva colmato con Francesco Totti che, da falso-vero nueve, ha riscoperto una seconda giovinezza, facendo le fortune di Luciano Spalletti. Nell’estate del 2015 si presenta così a Fiumicino Edin Dzeko, accolto da una sobria folla di tifosi. Un fiume di gente disposta a tutto pur di vedere da vicino, pur di sfiorare l’ex bomber del City. Passata, molto velocemente, la fase dell’innamoramento Dzeko è stato preso di mira per la sua scarsa cattiveria e per i suoi tanti (troppi) divorati. Spalletti prova a spronarlo, a coccolarlo, a punzecchiarlo e lo scorso anno Dzeko prende a pallonate chiunque, finendo a quota 29 reti in campionato, davanti a Mertens, Belotti, Icardi e Higuain.

Tutti felici e contenti, quindi. Eppure, c’è un però. Nonostante la quantità di gol segnati, il bosniaco proprio non riesce a farsi accettare da tutti: “Sbaglia molto”, “non segna gol decisivi”, “è ancora poco cattivo”, queste le accuse principali rivolte a Dzeko.

Sarà la faccia da bonaccione, sarà per quell’aria a volte un po’ dimessa, sarà che non ha la stessa grinta in campo dei vari Nainggolan o De Rossi. Lo stesso Dzeko ha detto lo scorso giugno: “Se non segno per due gare mi dicono pippa”. Diretto e conciso, senza giri di parole.

Chissà se il riconoscimento di France Football e la candidatura per il Pallone d’Oro non possa essere la definitiva celebrazione delle nozze tra il popolo giallorosso e il gigante di Sarajevo: “Il sogno adesso è vincere lo Scudetto con la Roma. Qui vivono per questa squadra. Ho vinto il campionato in Germania e in Inghilterra ed è stato bellissimo, ma vincere a Roma sarebbe diverso e più bello. Come dicono qui, se riesci a vincere a Roma diventi Dio e sono curioso di vedere cosa succede se dovesse capitare”, disse qualche mese fa. Considerando che l’ultimo giallorosso a essere candidato per il Pallone d’Oro è stato un certo Francesco Totti, un passo verso la divinità è già stato fatto.

Editoriale di Alessandro Conforti su vocegiallorossa.it