Alisson: “Le critiche arrivavano perché non giocavo, non per il mio valore. Io e i miei compagni crediamo nel potenziale della squadra”

Alisson, portiere della Roma, ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano “Folha de S. Paulo“. Il brasiliano ha parlato anche della stagione dei giallorossi e del Brasile. Queste le sue parole:

Nelle qualificazioni per il Mondiale 2018 con Dunga hai giocato 5 partite e hai subito 6 reti. Con Tite invece 11 partite e solo 3 gol subiti. Cosa è cambiato nella nazionale brasiliana?
La squadra ha trovato il modo di giocare, la nazionale ora ha una faccia. Abbiamo una caratteristica di gioco che rispecchia il calcio brasiliano. Un calcio tecnico, dribbling, tocchi di prima e alta qualità. Tite è riuscito anche a trovare un equilibrio tattico, rendendo la squadra solida in difesa. Nell’era Tite abbiamo subito pochissimi gol. Quello che ci serviva era trovare un modo per avere una difesa solida, avere una squadra che potesse attaccare senza paura, sapendo che lì dietro le cosa sarebbero state organizzate. Siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo, spero di poter questo viaggio fino alla Coppa del Mondo. Il nostro pensiero è molto forte in relazione al titolo.

A proposito di Mondiale. Molte partite potranno essere decise ai tiri di rigore. Come ti valuti in questo?
Ho la fortuna di avere nel Brasile un grande insegnante come Taffarel. Nel dettaglio provo a studiare il potenziale tiratore ma ci sono diversi fattori che contano: il momento della partita, l’istinto e la fiducia.

Come valuti invece la tua capacità di giocare coi piedi?
Ho sempre avuto questa caratteristica. Nelle giovanili lo affinai con André Jardim, che prese spunto dal Barcellona di Guardiola e su come il portiere usasse molto giocare con i piedi. Mi è sempre piaciuto essere partecipe al gioco, il portiere così mantiene più alta la concentrazione.

In Brasile su di lei non si ha un pensiero unanime, forse perché lei è più giovane rispetto al alcuni altri portieri, come Cassio, Diego Alves, Vanderlei, che hanno vinto dei titoli nazionali. Come gestisci questa situazione?
Non la vedo così. Leggo molte più recensioni positive rispetto a quelle negative. L’unico problema che è stato analizzato un po’ su di me è stato quando non avevo il ritmo partita qui a Roma, è stata una critica forte. Ero sempre colpito da quella critica. Fu allora che iniziarono queste critiche da parte di alcune sezioni della stampa. Hanno iniziato a fare nomi di altri portieri. Era solo per la mancanza del ritmo partita, mai per una mancanza di una mia qualità, per un fallimento o per un brutto momento. Negli ultimi mesi però non ho più letto una critica così forte. Ma ciò non mi ha mai influenzato in nazionale. Quando sono stato chiamato ero sempre pronto. E’ ovvio che però voglio raggiungere un pensiero unanime su di me, il mio obiettivo è quello di essere accettato da tutti. Oggi nel calcio il migliore al mondo è Cristiano Ronaldo, ma non lo è per tutti. Alcuni preferiscono Messi, altri invece preferiscono Neymar. Conosco le mie qualità, ho lavorato duramente per arrivare dove sono arrivato, per essere una delle stelle della nazionale e non mi arrenderò.

Nella Copa America del 2016 negli Stati Uniti hai preso un gol dall’Ecuador che non è stato convalidato dall’arbitro. Era una palla che sembrava facile da parare. Ci sono dei modi per minimizzare i rischi di fare delle papere?
In quell’occasione in particolare non quel gesto una papera, perché quando Bolaños calcia la palla prima che mi raggiunga devia sul palo e finisce per disturbarmi: sbatte sul palo, colpisce il mio braccio ed entra. E’ stata sfortuna, ma il portiere ci deve sempre convivere. Aveva un allenatore dei portieri (Maquinhos Lopes, ndr) che mi disse che la differenza tra un grande portiere ed uno piccolo è che entrambi falliscono, ma quello grande assimila meglio gli errori. Questo è il segreto.

La scorsa stagione hai giocato in 15 partite ufficiali, subendo 17 gol. Quest’anno, da titolare, 24 match e 18 gol subiti, meno di uno per partita. Come spieghi questa evoluzione?
La nostra squadra ha cambiato le caratteristiche: l’anno scorso era più offensiva e non così organizzata a livello di squadra. C’erano molte occasioni, lasciavamo creare gli avversari. Ora la squadra è più stabile difensivamente. La questione di aver giocato di più mi ha aiutato. In Champions League nessuno si aspettava ci qualificassimo in un girone con Chelsea e Atletico, due giganti del calcio europeo. Sappiamo che sarà difficile, ma crediamo nel nostro potenziale. Siamo concentrati sull’affrontare ogni gara come se fosse l’ultima, come se fosse una finale. Cercheremo di fare l’impossibile per vincere. Il campionato italiano è aperto. Ci sono cinque squadre in lotta per il titolo. Abbiamo una grande chance di portare questo titolo che Roma non conquista da tanto. Voglio vincere e dare una gioia ai tifosi.

Fonte: Pagine Romaniste

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